Archivio per la categoria ‘responsabillità’

Spett Policoop
Spett Comune di Asti , Ufficio Mense
e p.c. organi di stampa 
e p.c dirigente scolastica dott.sa Rosanna Sardo

Buongiorno, 

siamo Giampiero Monaca e Lina Prinzivalli, insegnanti presso la scuola primaria Rio Crosio 5° Circolo Didattico di Asti.
Da più di 4 anni adottiamo con i nostri bambini, una particolare metodolgia per educare ad una alimentazione variata e responsabile e mirata a minimizzare sprechi e scarti durante il pasto consumato nella mensa scolastica da voi rifornita.
L’obiettivo primario è quello di abituare i nostri ragazzi a un consumo consapevole e ad una alimentazione variata: autonomia  autocoscienza e corresponsabilità sono gli strumenti che mettiamo quotidianamente in atto.
Il nostro secondo obiettivo è quello di valorizzare la collaborazione e cooperazione con le operatrici che ogni giorno, si dimostrano attente disponibili e pazienti nei confronti dei ragazzi che si alternano alla mensa.
Cosa facciamo:
Abbiamo stabilito un patto con i bambini: il menù è vario ed equilibrato, per crescere sani bisogna mangiare di tutto un po’ in una quantità adeguata, per questo  accogliamo e valorizziamo l’autopercezione dell’appetito di ciascuno,  accordando la possibilità di avere mezza porzione a chi lo chiede, in questo caso è l’insegnante  che,  prima  che le inservienti passino a distribuire, ha  già formato “coppie” che  si divideranno la porzione intera.
In questo modo tutti mangiano soddisfatti secondo il proprio appetito, evitando così di buttare via due mezze porzioni e quindi senza alcun avanzo.
Per il secondo la procedura è identica, tranne  per il fatto che  ai nostri tavoli il contorno non viene messo nei singoli piatti ma  consegnato all’insegnante in un piatto di portata.
Dopo aver fatto avere a tutti a chi la porzione intera a chi la mezza  porzione di carne o di frittata o altro a menù, l’insegnante passa con le verdure  da ogni bambino ed ognuno ne riceverà  secondo il proprio gusto ed il proprio appetito, viene sempre e comunque garantito almeno un apporto minimo di verdure.
Al termine del pasto i nostri ragazzi si occupano di rassettare i tavoli e puliscono utilizzando i tovaglioli avanzati separando il poco scarto con i mozziconi di pane, dalle pagnotte intatte, i piatti dalle posate 
Facciamo questo da  ormai 4 anni, ogni giorno , sistematicamente, perchè è intollerabile lo scempio del veder consegnare ai bambini cibo buono e genuino e pochi attimi dopo vederlo buttare via par pari, a volte senza che esso sia stato toccato, sempre senza alcun rispetto per il cibo stesso, per chi lo ha preparato e per di più, per chi non ne ha.
Inoltre , lasciare il posto nel quale abbiam mangiato, pulito e presentabile, ci sembra un gesto di rispetto per le persone che lavorano per noi.
Cosa abbiamo rilevato
Dopo tanti pasti abbiamo potuto pesare e misurare in modo oggettivo e numerico il risparmio in termini di rifiuti, e di cibo avanzato.
Un tavolo di 6 persone mediamente al termine del pasto ha uno scarto di 1,8 kg.
Un tavolo gestito secondo le nostre regole ha uno scarto di 80 grammi!!!
Mediamente i bambini della nostra classe che mangiano in mensa pagando il buono giornaliero, sono 19, coloro che  consumano mezza porzione sono mediamente 6/8 per ogni turno di mensa (quindi 3/4 coppie quindi 3/4 pasti che non vengono proprio distribuiti rimanendo dunque intatti nei cassoni)
Rimane solo più un passo da compiere: dato che tutti i ragazzi strisciano il badge al mattino, il vostro centro cottura  provvede a preparare i pasti per tutti , ovviamente senza tenere conto dei nostri “inappetenti” : questo fa si che lo scarto non sia nei nostri piatti ma rimanga nei cassoni.
Pensiamo quindi che, proprio in questo particolare momento di crisi sia di valori che economico, questo sistema, se applicato in larga scala,  potrebbe permettere di contenere sprechi e ridurre costi di gestione e quindi la spesa per le famiglie.
Cosa chiediamo
Ecco quindi la proposta molto semplice e crediamo vantaggiosa per tutti.
Chiediamo cortesemente di riconoscere questo nostro impegno quotidiano autorizzandoci a procedere in questo modo.
Chiediamo di essere autorizzati a  NON far strisciare il badge a  2 bambini ogni giorno,  gestendo autonomamente noi la turnazione.
In questo modo il vostro centro preparerà due pasti in meno, in questo modo noi mangiamo in 18 e paghiamo per 16.
Questo fa si che VOI abbiate  meno spreco,  per le famiglie questo rappresenti un piccolo , simbolico risparmio, che  farà sì che lo sforzo e l’impegno profuso volontariamente da tanti anni riceva un riconoscimento tangibile, da una azienda attenta e seria come la vostra.
Un modo diverso per  collaborare, opporsi alla crisi economica e per dare valore al lavoro ed al cibo.
Cogliamo l’occasione  per rinnovare la nostra grande riconoscenza e stima particolare, nei confronti delle operatrici ed inservienti che quotidianamente, con infinita pazienza  condividono e facilitano il momento educativo così importate quale quello del pasto comunitario
Rimaniamo in attesa di un vostro cordiale riscontro, grazie  mille per la vostra attenzione
Lina Prinzivalli
Giampiero Monacai bimbisvegli della 5 C 2012
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LA CLASSE DEL MAESTRO
Intervista a Mario Lodi su Famiglia Cristiana del 23 novembre 2008

Nella foto, sul vetro della finestra, Mario Lodi scrive “I Care”, mi interessa,   il motto che fu di don Lorenzo Milani e della scuola di Barbiana.

L’istruzione e le riforme: intervista a Mario Lodi

LA CLASSE DEL MAESTRO

Il grande scrittore ed educatore parla del suo metodo per far crescere i bambini delle elementari e farli diventare cittadini consapevoli e maturi.
Ecco la sua lezione di vita.

di Elisa Chiari

Mario Lodi è ancora il Maestro, con le maiuscole. A Drizzona, quattro case e un fazzoletto di campo da Piadena, in piena bruma bassopadana, sanno tutti dove abita. Perché così si usava quando varcò per la prima volta col diploma in tasca la soglia di un’aula, ai tempi in cui il maestro insieme con il parroco, il medico e il sindaco era l’autorità del paese. Eppure Mario Lodi non ha nostalgia della scuola autoritaria di quei tempi. Anzi, è sceso dalla cattedra il primo giorno accontentandosi di una sedia (per mettersi all’altezza dei bambini) e da allora si batte per una riforma da dentro, senza troppi riguardi per le teorie dei ministri d’ogni colore che si susseguono e fanno e disfanno senza sosta. Sperimentò la sua idea di scuola quando ci entrò nel secondo dopoguerra e la risperimenta oggi, a 86 anni, facendo da “chioccia” a un gruppo di maestri giovani sparsi per l’Italia.
A guidarli l’esperienza e le leggi che ci sono già, prima di tutto la Costituzione: “Non per leggerla, ma per viverla, in aula, a sei anni, perché la scuola non può accontentarsi di leggere e scrivere, deve crescere cittadini responsabili”.
Da settant’anni osserva bambini nel tempo e vede più continuità che differenze: “Il mondo è diverso da allora, ma non sono convinto, da quel che vedo frequentandoli, che i bambini di sei anni abbiano esigenze troppo diverse da quelle di sempre. Semmai abbiamo un problema in più da fronteggiare, fatto di Tv e computer che scollano sempre più i bambini dalla vita reale per proiettarli in un eterno virtuale, insinuando in loro la convinzione che l’avere conti più dell’essere e del sapere”.
Rende l’idea con un aneddoto: “Sono stato in una classe poco tempo fa, ho chiesto ai bambini cosa sognassero di fare, uno mi ha risposto ‘il miliardario’, ovviamente in euro, ‘così mi compro due belle ragazze e due macchine’. Gli altri ne hanno fatto subito un leader. Nel ‘mi compro’ c’è un’idea di mondo. Se vogliamo una speranza come scuola dobbiamo inventarci un sistema per fermare questo mercato. Non so se l’idea che ho saprà farlo. Sperimentiamo, poi magari alla fine scopriremo che non vale, ma almeno proviamo”.

L’aula come uno Stato

Quel che Mario Lodi sta provando è un’evoluzione adattata all’oggi del suo metodo di insegnamento. La documentazione del progetto è un diario di fogli scritti al computer, registra quel che i maestri con cui è in contatto fanno in classe giorno per giorno, seguendo la sua idea di scuola democratica.
Che vuol dire esattamente?
“I bambini arrivano in classe con un sapere: esplorando il mondo hanno imparato a osservare, a parlare e sviluppato spontaneamente un’enorme mole di conoscenze. Da lì bisogna partire, cominciando a non ignorare le cose che sanno e replicando il metodo con cui le hanno apprese. Un bambino che nasce ha nel pianto il primo strumento per esercitare la libertà di espressione, sa usarlo anche se non sa che esiste l’articolo 21”.
Il problema è che, per usare le parole di Lodi, a scuola l’io deve diventare noi:
“All’inizio, parlando in classe, i bambini fanno confusione, si scavalcano, parlano tutti insieme. Far sperimentare un momento di caos è un modo per far intendere loro l’esigenza di rispettare i tempi e le parole altrui. I primi minuti di discussione ordinata sono il primo successo. Poi viene la cooperazione: immagino una scuola dove si discutono le esigenze e di conseguenza le regole. Tra le prime cose che chiedevo ai miei bambini e che i maestri oggi chiedono ai loro è di darsi da fare assieme per rendere la loro aula più accogliente: la si fa bella con i contributi di tutti, perché così diventa casa e la si rispetta. E’ il nostro antidoto contro il vandalismo”.
Il principio funziona anche con le regole:
“Quando l’io diventa noi, i cittadini dell’aula hanno bisogno di darsi delle norme condivise, perché senza regnano caos e prevaricazione: discutere insieme le regole, darsele democraticamente, significa accettarle. Lo stesso vale per la valutazione: ci si autovaluta, con un linguaggio che i bambini sappiano capire, nel rispetto dei tempi di tutti. Non credo ai voti alle elementari: un bambino di quell’età non può essere sintetizzato a numeri. So per esperienza che far leva sui progressi, sulla soddisfazione, nell’apprendimento paga più della sottolineatura degli errori”.

I bambini prima di tutto

“Quando si ragiona di cambiare la scuola”, continua Lodi “lo si fa sempre partendo da un’idea astratta e quando si insegna si tende a farlo dall’alto. Invece io credo che si impari meglio se un maestro parte dal basso, dal punto di vista del bambino, creando continuità con il suo apprendere prima della scuola. Perchè funzioni serve una costante comunicazione con le famiglie, ma è meno difficile di come sembra: se quel che si fa a scuola si traduce ogni 15 giorni in un giornalino le informazioni passano”.
Nella scuola di Mario Lodi il bambino sta al centro:
“E invece spesso le esigenze degli alunni sono l’ultimo pensiero”.
E’ un’idea di scuola, ma di più una realtà, perchè Mario Lodi l’ha messa in pratica per una vita. Dentro c’è un concetto di classe come “fare insieme” che don Lorenzo Milani applicò a Barbiana.
E infatti le classi di Lodi e Milani si scambiarono lettere per un po’:
“Avevo scoperto un po’ per caso che, a distanza, stavamo sperimentando cose simili e sono andato a Barbiana a conoscerlo. Lì è nata la corrispondenza”.
Quando gli chiediamo che ne pensa del maestro unico di cui tanto si discute Lodi risponde che:
“Non è fondamentale che siano uno o tanti, dipende tutto da come sono. Anche il tempo pieno l’abbiamo inventato noi, a Barbiana e a Vho di Piadena, ma non è un valore in sé, conta quel che ci metti dentro: se è un parcheggio non serve a niente”.
Vengono in mente le parole di don Milani:
“Gli amici mi chiedono come faccio a far scuola e come faccio ad averla piena. Insistono perché io scriva per loro un metodo, che io precisi per loro i programmi, le materie, la tecnica didattica. Sbagliano la domanda, non dovrebbero preoccuparsi di come bisognafare per far scuola, ma solo di come bisogna essere per fare scuola”.
Nessuno, né don Milani che non c’è più da tanto tempo, né Mario Lodi che a 86 anni ancora insegna delle cose, si è mai illuso che fosse facile tradurre in realtà gli ideali.
Ma non sembra una buona ragione per non provare.

Da FAMIGLIA CRISTIANA n° 47 23 novembre 2008

http://www.casadelleartiedelgioco.it/mariolodi/wmview.php?ArtID=88

Leggendo sul “Corriere” delle due mostre dedicate in questi giorni a Torino ad Alberto Manzi scopriamo che, tornato nella scuola dopo gli anni della notorietà televisiva, «venne punito dal ministero con la sospensione senza paga per il suo rifiuto di redigere le schede di valutazione che avevano appena mandato in soffitta le pagelle con i voti» E che quando alla fine si “adeguò” «lo fece a modo suo, stampando una unica valutazione per gli alunni con un timbro sul quale era impressa questa frase: “Fa quel che può, quel che non può, non fa”»

Dato che ormai ho la mia età, mi ricordo nello schermo TVla bellezza della sua grafia. Poi ho scoperto che aveva un approccio con i bambini straordinario, modernissimo e, in senso lato, politico, con la sua preoccupazione di educare soprattutto cittadini consapevoli e autonomi nelle scelte. Probabilmente è per questo che di lui si parla tutto meno di quanto meriterebbe.

Esempi come quello di Alberto Manzi, don Lorenzo MilaniMario Lodi soprattutto di questi tempi, in cui il governo in carica manovra per affossare la scuola pubblica e anche nella “resistenza” ci sono molte ambiguità e incertezze, indicano chiaramente una strada per il futuro, contro il conformismo dei luoghi comuni, le derive commerciali spacciate per “tecnologia”, verso una formazione delle giovani generazioni che urgentemente riporti al centro le personeScriveva«Il bambino ha una rete di conoscenze di una
complessità insospettata; fatti e conoscenze diverse sono legati tra loro in modo rigoroso e coerente. (…) Questo sforzo di capire e spiegare i fatti, esiste. Non deve essere dimenticato o distrutto. (…) Sembra di perdere molto tempo, ma solo così possiamo entrare nel suo mondo (…) Non possiamo aiutarlo ad ampliare i suoi concetti se non sappiamo quello che sa».
 

Maestri, ma  se le leggi razziali e l’ordine  alla scuola di isolare e espellere tutti i bambini e gli insegnanti non “ariani” fosse arrivato a voi… cosa avreste fatto?
 
La risposta sorprendente arriva dai  “piccoli” della 3 B… 
Anche  loro quest’anno hanno sperimentato l’esperienza di essere stranieri e di doversi separare dai propri compagni perchè una legge  dello stato lo impone.
Questa mattina  è arrivata  una  lettera dal Ministero (una lettera  che  ho inviato  in un sacco di scuole in tutta Italia) che copiava il testo delle disposizioni Fasciste alla Scuola del 1938, che ordinava alle scuole di espellere e mandare via tutti  i bambini e gli insegnanti Ebrei.
Ma il razzismo è razzismo comunque… di qualsiasi nazionalità sia il deportato, ed il discriminato.
allora  alla parola ebrei ho sostituito, individuo la cui nascita, o quella dei genitori, non sia avvenuta  sul territorio comunale cittadino.
Questo allo scopo di  mostrare quanto aleatoria ed imprevedibile  ed idiota  sia la categoria DIVERSO…. da chi da  cosa, chi lo decide?
 
Nessuna paura, oggi, qualche forte titubanza sul fatto che  se sei nato  a cuneo torni a scuola a cuneo con la tua famiglia, se la mamma  è nata a siracusa … idem…
un dramma ieri, voluto da criminali, e permesso e tollerato da cittadini disattenti, paurosi, razzisti.
Ma Lorenzo  (8 anni) ha avuto coraggio per tutti.
Mentre tutti si alineavano, un po’ incerti, e non del tutto convinti che, cambiare scuola e perdere i compagni, disperdendosi un po’ qua un po’ la in Italia eed in Europa, fosse una bella trovata…Prima ancora  che  potessi dichiarare che stavamo simulando -depurati dalla parte più drammatica-  i meccanismi della segregazione e della deportazione che avrebbe poi condotto allo sterminio di milioni di innocenti, (erano passati 3 minuti dall’inizio), Lorenzo, “arianissimo”, uno dei risparmiati salta  sù e grida  “ma  è razzismo questa è una porcheria” e PRENDE IL FOGLIO DELLA CIRCOLARE E LO STRAPPA IN MILLE PEZZI!
Eleonora più timida ma ancor più risoluta , mi viene all’orecchio e dice… secondo me  bisognerebbe dire che è una Stronzata!
Bravi!
Disobbedienza civile!
 
Non tutto ciò che  è legale è giusto, non sempre disobbedire è sbagliato!Se in tanti,  nella scuola e tra la cittadinanza  ci avessero provato, allora , si sarebbero evitati Olocausto e guerra Mondiale.

Oggi e domani , sta a noi opporci ad ogni forma di segregazione, discriminazione etnica, religiosa…perchè , meditiamo, tutto questo è stato.
Grazie anche al silenzio dei tiepidi.
Altrimenti, parafrasando Guccini, se  non saremo ciascuno ad opporci interpretando caparbiamente il coraggio e la disarmante intransigenza di Lorenzo, … “chi di noi Kapò, chi vittima sarà , in un lagher?”

Caro Mc Donald noi non vogliamo che date carne marcissima ai vostri clienti, perchè i nostri amici che sono venuti da voi avevano il maldipancia è non sono venuti a scuola per colpa del capo vostro.
Quindi smettete di dare carne marcissima ed alimenti schifosi ai nost
ri amici. lore di 8 anni
valentino di 8 anni

http://enkaipan.myblog.it/archive/2008/07/16/dsfads.htmlhttp://www.tmcrew.org/mcd/

Ragazzi  in questa sezione   i vostri commenti su ambiente, terra acqua, aria e fuoco, risorse di tutti da preservare e conservare per poterle usare con rispetto oggi, per consegnarle intatte a chi verrà dopo di noi!

La Terra  non ci è data  in possesso

ma in prestito!

sta a noi custodirla e proteggerla per il bene dell’umanità!

 

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Asti, scuole chiuse per neve…  EMERGENZA? 

 

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una settimana un po’strana questa!
Da diversi giorni eravamo avvertiti di un abbassamento delle temperature e , Finalmente , dell’arrivo di precipitazioni nevose (è inverno, e alla campagna SERVE la neve)
Puntuale arriva la neve.
domenica Nevica
Lunedì sole scintillante > scuole chiuse
Martedì nevica > scuole aperte ma consiglio del comune di non spostarsi da casa per agevolare le operazioni di sgombero neve
Mercoledì e giovedì neve e gelo > scuole aperte
Venerdì e sabato bel tempo e freddo> scuole chiuse.
mah???
comunque se il sindaco chiude le scuole, non è detto che non si possa andarci lo stesso a scuola.
Detto fatto su proposta di Alberto e della sua famiglia… ci auto-convochiamo utilizzando sms e il nostro blog.
Armati di pale e badili provvediamo a spazzare e sgomberare tutto il marciapiedi davanti alla scuola, impraticabile per la neve calpestata e pressata, e successivamente ci spostiamo al parco rio crosio  per una cioccolata calda.
Un’atmosfera magica ed alpina, ma tutti i vialetti sono completamente ingombri di neve…. (si potrebbe attrezzare una pista per lo sci di fondo)
La neve  è bella ma così l’attraversamento del parco è davvero difficile e pericoloso,  alla manutenzione del parco rio Crosio dovrebbero pensarci gli Alpini dell’ANA di Asti, visto che han stipulato una convenzione con il Comune, ed in cambio hanno ricevuto il permesso per costruirsi la loro sede ed un cospicuo finanziamento di 30mila euro di soldi pubblici)
non spalano la neve, non organizzano le visite didattiche, la manutenzione non la fanno, gli arredi  del parco vengono vandalizzati come e più di prima…
vabbè, se non lo fanno gli Alpini , ci pensano i bambini!!!
Perchè abbiamo fatto questo?
Perchè la scuola ed il parco li sentiamo come se fossero casa nostra.
Così come ai proprietari di casa è chiesto di contribuire alla vivibilità della città, spalando la neve davanti a casa, anche noi abbiamo nel nostro piccolo, cercato di dare una mano.
C’è voluto poco: 10 bambini di dai 6 ai 10 anni, 7 papà, 3 mamme, 2 amici, abbiamo lavorato sodo, ma divertendoci, dalle 10 alle 12,30.
sembra incredibile che in più di una settimana … nessuno ci fosse ancora riuscito.

In viaggio con Enaiat

8 anni forse 10… già grande per partire  solo, affrontare il viaggio.

un viaggio fatto di assurdi: un viaggio che inizia con un abbandono, di una mamma  che così facendo… fa il dono più grande al suo bambino.

Un viaggio fatto di riconoscenza per una cipolla qualche patata ed un materasso in cambio di ore ed ore di lavoro, non pagato… ed anche se fosse pagato … a 10 anni ci si aspetterebbe di più!

eppure  è proprio così!

Succede altrove… nelle terre attraversate tanti secoli fa da Alessandro Magno, oggi dai camion dei trafficanti di uomini e dai tubi di petrolio e dai gasdotti.

E noi … noi impariamo ad essere tutti un po’ Enaiat… perchè non basta nascere nel posto giusto per chiudere gli occhi e ritenersi fortunati.

In classe abbiamo iniziato a leggere il libro di Fabio Geda.

Qualche pagina alla volta.
Un po’ per volta i ragazzi inseriranno i loro stati d’animo, le loro emozioni ed i commenti… in cammino, sulle orme di Enaiat.
Una recensione in cammino.

In questi giorni in classe stiamo vivendo con  intensità il garbuglio di emozioni , di affetto le quotidiane semplici frastornanti implicazioni affettive ormai intessute tra persone che crescono in un costante reciproco dare e ricevere, custodirsi e darsi slancio.

Le età  e le funzioni si scambiano con frequenza il ruolo di guida e di persona che apprende, sovvertendo la prassi, arricchendo l’esperienza più bella del mondo.

immaginatevi quale brivido ci abbia fatto sussultare oggi quando abbiamo alcuni degli auguri che i Bimbisvegli hanno scritto tutti soli, mettendo su carta , ciò che per loro è l’augurio sincero, il significato di Natale vero….

immediatamente il pensiero è andato al testo di “auguri scomodi” di Tonino Bello.

La meraviglia di ritrovarne lo spirito, l’intensità, la condivisione la forza emotiva, lo sprone ad essere facendo… in questi piccoli grandi esseri UMANI che abbiamo la fortuna di aiutare un pochino a crescere e di affiancare nel loro cammino di autoeducazione.

Chi è il modello?

Chi l’educatore, chi il GIGANTE, quale  il nano???

Auguri, anche  se non sentite il bisogno di un ennesimo augurio, anche  (e proprio) se le durezze del mondo hanno fiaccato la voglia di festa….

AUGURI   SCOMODI

Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.
Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.
Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.
Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!
Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali
e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.
Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.
I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano. Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.
I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora,
vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.
E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.
Tonino Bello

http://www.giovaniemissione.it/testimoni/bello.htm