Archivio per la categoria ‘attenzione e concentrazione’

Spett Policoop
Spett Comune di Asti , Ufficio Mense
e p.c. organi di stampa 
e p.c dirigente scolastica dott.sa Rosanna Sardo

Buongiorno, 

siamo Giampiero Monaca e Lina Prinzivalli, insegnanti presso la scuola primaria Rio Crosio 5° Circolo Didattico di Asti.
Da più di 4 anni adottiamo con i nostri bambini, una particolare metodolgia per educare ad una alimentazione variata e responsabile e mirata a minimizzare sprechi e scarti durante il pasto consumato nella mensa scolastica da voi rifornita.
L’obiettivo primario è quello di abituare i nostri ragazzi a un consumo consapevole e ad una alimentazione variata: autonomia  autocoscienza e corresponsabilità sono gli strumenti che mettiamo quotidianamente in atto.
Il nostro secondo obiettivo è quello di valorizzare la collaborazione e cooperazione con le operatrici che ogni giorno, si dimostrano attente disponibili e pazienti nei confronti dei ragazzi che si alternano alla mensa.
Cosa facciamo:
Abbiamo stabilito un patto con i bambini: il menù è vario ed equilibrato, per crescere sani bisogna mangiare di tutto un po’ in una quantità adeguata, per questo  accogliamo e valorizziamo l’autopercezione dell’appetito di ciascuno,  accordando la possibilità di avere mezza porzione a chi lo chiede, in questo caso è l’insegnante  che,  prima  che le inservienti passino a distribuire, ha  già formato “coppie” che  si divideranno la porzione intera.
In questo modo tutti mangiano soddisfatti secondo il proprio appetito, evitando così di buttare via due mezze porzioni e quindi senza alcun avanzo.
Per il secondo la procedura è identica, tranne  per il fatto che  ai nostri tavoli il contorno non viene messo nei singoli piatti ma  consegnato all’insegnante in un piatto di portata.
Dopo aver fatto avere a tutti a chi la porzione intera a chi la mezza  porzione di carne o di frittata o altro a menù, l’insegnante passa con le verdure  da ogni bambino ed ognuno ne riceverà  secondo il proprio gusto ed il proprio appetito, viene sempre e comunque garantito almeno un apporto minimo di verdure.
Al termine del pasto i nostri ragazzi si occupano di rassettare i tavoli e puliscono utilizzando i tovaglioli avanzati separando il poco scarto con i mozziconi di pane, dalle pagnotte intatte, i piatti dalle posate 
Facciamo questo da  ormai 4 anni, ogni giorno , sistematicamente, perchè è intollerabile lo scempio del veder consegnare ai bambini cibo buono e genuino e pochi attimi dopo vederlo buttare via par pari, a volte senza che esso sia stato toccato, sempre senza alcun rispetto per il cibo stesso, per chi lo ha preparato e per di più, per chi non ne ha.
Inoltre , lasciare il posto nel quale abbiam mangiato, pulito e presentabile, ci sembra un gesto di rispetto per le persone che lavorano per noi.
Cosa abbiamo rilevato
Dopo tanti pasti abbiamo potuto pesare e misurare in modo oggettivo e numerico il risparmio in termini di rifiuti, e di cibo avanzato.
Un tavolo di 6 persone mediamente al termine del pasto ha uno scarto di 1,8 kg.
Un tavolo gestito secondo le nostre regole ha uno scarto di 80 grammi!!!
Mediamente i bambini della nostra classe che mangiano in mensa pagando il buono giornaliero, sono 19, coloro che  consumano mezza porzione sono mediamente 6/8 per ogni turno di mensa (quindi 3/4 coppie quindi 3/4 pasti che non vengono proprio distribuiti rimanendo dunque intatti nei cassoni)
Rimane solo più un passo da compiere: dato che tutti i ragazzi strisciano il badge al mattino, il vostro centro cottura  provvede a preparare i pasti per tutti , ovviamente senza tenere conto dei nostri “inappetenti” : questo fa si che lo scarto non sia nei nostri piatti ma rimanga nei cassoni.
Pensiamo quindi che, proprio in questo particolare momento di crisi sia di valori che economico, questo sistema, se applicato in larga scala,  potrebbe permettere di contenere sprechi e ridurre costi di gestione e quindi la spesa per le famiglie.
Cosa chiediamo
Ecco quindi la proposta molto semplice e crediamo vantaggiosa per tutti.
Chiediamo cortesemente di riconoscere questo nostro impegno quotidiano autorizzandoci a procedere in questo modo.
Chiediamo di essere autorizzati a  NON far strisciare il badge a  2 bambini ogni giorno,  gestendo autonomamente noi la turnazione.
In questo modo il vostro centro preparerà due pasti in meno, in questo modo noi mangiamo in 18 e paghiamo per 16.
Questo fa si che VOI abbiate  meno spreco,  per le famiglie questo rappresenti un piccolo , simbolico risparmio, che  farà sì che lo sforzo e l’impegno profuso volontariamente da tanti anni riceva un riconoscimento tangibile, da una azienda attenta e seria come la vostra.
Un modo diverso per  collaborare, opporsi alla crisi economica e per dare valore al lavoro ed al cibo.
Cogliamo l’occasione  per rinnovare la nostra grande riconoscenza e stima particolare, nei confronti delle operatrici ed inservienti che quotidianamente, con infinita pazienza  condividono e facilitano il momento educativo così importate quale quello del pasto comunitario
Rimaniamo in attesa di un vostro cordiale riscontro, grazie  mille per la vostra attenzione
Lina Prinzivalli
Giampiero Monacai bimbisvegli della 5 C 2012

Le parole volano, ciò che viene scritto , rimane.

Nessuno ce l’ha contro il volo, con la libertà e la leggerezza di sogni e pensieri…

anzi!!!!

W i sogni i pensieri ispirati da un paesaggio e da un pomeriggio di corse  in un prato ….
W la libertà di esprimerli , in cerchio fra un gruppo di amici,  mormorarli fra sé sotto un cielo di stelle, o gridarli al vento in una collina  che  ci fa eco.

Il proverbio latino vuole invece  ricordarci che  spesso, soprattutto tra le persone “normali”, la memoria è corta, e anche  l’attenzione, purtroppo dura poco.

Ecco che  quindi ciò che  ieri succedeva e che oggi viene ricordato a parole… molto probabilmente  sarà DIMENTICATO domani.

Ecco perchè abbiamo aperto questo blog, ecco perchè abbiamo aderito all’iniziativa del Comune di Asti ed abbiamo deciso di scrivere i nostri libri sui sentimenti e dello scandalo rifiuti di Valle Manina.

Oggi all’inaugurazione della nuova biblioteca comunale abbiamo potuto apprezzare moltissimo i lavori delle altre classi: quante idee colorate, tridimensionali, quanti racconti , quanti altri modi di vedere e descrivere ciò che ci circonda.
Davvero non è mai troppo presto per dire la propria su come va il mondo.
Abbiamo apprezzato anche  moltissimo il consiglio del prof Galvagno, sindaco uscente della nostra Città: ” Leggete ragazzi, perchè è la cosa più bella, ed è un modo per imparare dal passato e scoprire, informazioni, viaggiare nella fantasia e  imparare dalla storia!”

Peccato che questo suo pensiero così ricco e profondo lo abbia espresso in circa 25 secondi, sia stato presente non più di 6 minuti e 20 secondi, alla presentazione dei bellissimi libri a cui per mesi hanno lavorato decine di classi e centinaia di ragazzi, senza potere quindi leggere e condividere niente di ciò che avevamo scritto….

Abbiamo due temi caldi
il grande libro dei sentimenti:  amicizia amore ansia noia libertà …. grandissime emozioni descritte a parole e con immagini, da filosofi ed artisti attraverso i secoli ed oggi anche da noi!!
I testi sono in poesia per dare a ciascun lettore la possibilità di interpretare con libertà ciò che i nostri ragazzi hanno voluto scrivere
Editrice  bimbisvegli

I predatori di Valle Manina: ripercorriamo attraverso i ricordi dei testimoni diretti della vicenda  degli articoli dei giornali di quei giorni uno dei più gravi casi di inquinamento della falda acquifera, e di traffico di rifiuti nocivi. Un fatto avvenuto negli anni ’80, ma che si tende a dimenticare. E la storia è importante perchè da essa si impara a non compiere più gli stessi errori.
Editrice  bimbisvegli

Leggere è importante!!!!!

Ed allora qui diamo voce ai nostri pensieri.

Recuperiamo l’attenzione sui nostri libri!

Van Gogh, uomo di campagna, uomo di città

“Voglio fare dei disegni che vadano al cuore della gente”: questa e’ la frase emblematica tratta da una delle lettere che Van Gogh scrisse al fratello Theo e rappresenta, secondo molti critici d’arte, la missione che il pittore, attraverso la sua opera, avrebbe voluto compiere.

Genova cantata da Fabrizio De Andrè


Libertà, liberazione, partigiani, antifascismo, invasori….
tutta roba di tanti anni fa?
ma allora cosa la studiamo a fare?

eh già, ma la storia si studia per non ripetere gli stessi errori di chi ci ha preceduto, se davvero i conflitti possono essere risolti senza l’uso delle armi, allora è fondamentale analizzare gli avvenimenti del passato per vedere quando è stato QUEL momento , QUELL’ avvenimento che ha fatto precipitare tutto nella voragine della dittatura fascista e razzista, dell’invasione nazista, della guerra e dei bombardamenti degli inglesi e degli americani che per “liberarci” radevano al suolo intere città.

La guerra  è sempre una porcata… ma come  fare allora a conquistare e tenere la libertà???

a voi la risposta.

Provate a “tradurre” Bella Ciao , eliminate la polvere dai suoi versi, proviamo a riscriverla con nuovi esempi di invasione….

Cosa significa sentirsi invasi?

Seppellire in montagna significa essere sconfitti e dimenticati?

Essere sotto l’ombra di un bel  fiore  , è un modo “carino” per starsene da parte?

Cosa vuol dire , oggi essere partigiano?

FORZA!!!!!
STUPITECI ANCORA UNA VOLTA!!!!

Una mattina mi sono svegliato,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
Una mattina mi sono svegliato,
e ho trovato l’invasor.

O partigiano, portami via,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
O partigiano, portami via,
ché mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E se io muoio da partigiano,
tu mi devi seppellir.

E seppellire lassù in montagna,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E seppellire lassù in montagna,
sotto l’ombra di un bel fior.

Tutte le genti che passeranno,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
Tutte le genti che passeranno,
Mi diranno «Che bel fior!»
«È questo il fiore del partigiano»,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
«È questo il fiore del partigiano, morto per la libertà!»

bella ciao in spagnolo

LA CLASSE DEL MAESTRO
Intervista a Mario Lodi su Famiglia Cristiana del 23 novembre 2008

Nella foto, sul vetro della finestra, Mario Lodi scrive “I Care”, mi interessa,   il motto che fu di don Lorenzo Milani e della scuola di Barbiana.

L’istruzione e le riforme: intervista a Mario Lodi

LA CLASSE DEL MAESTRO

Il grande scrittore ed educatore parla del suo metodo per far crescere i bambini delle elementari e farli diventare cittadini consapevoli e maturi.
Ecco la sua lezione di vita.

di Elisa Chiari

Mario Lodi è ancora il Maestro, con le maiuscole. A Drizzona, quattro case e un fazzoletto di campo da Piadena, in piena bruma bassopadana, sanno tutti dove abita. Perché così si usava quando varcò per la prima volta col diploma in tasca la soglia di un’aula, ai tempi in cui il maestro insieme con il parroco, il medico e il sindaco era l’autorità del paese. Eppure Mario Lodi non ha nostalgia della scuola autoritaria di quei tempi. Anzi, è sceso dalla cattedra il primo giorno accontentandosi di una sedia (per mettersi all’altezza dei bambini) e da allora si batte per una riforma da dentro, senza troppi riguardi per le teorie dei ministri d’ogni colore che si susseguono e fanno e disfanno senza sosta. Sperimentò la sua idea di scuola quando ci entrò nel secondo dopoguerra e la risperimenta oggi, a 86 anni, facendo da “chioccia” a un gruppo di maestri giovani sparsi per l’Italia.
A guidarli l’esperienza e le leggi che ci sono già, prima di tutto la Costituzione: “Non per leggerla, ma per viverla, in aula, a sei anni, perché la scuola non può accontentarsi di leggere e scrivere, deve crescere cittadini responsabili”.
Da settant’anni osserva bambini nel tempo e vede più continuità che differenze: “Il mondo è diverso da allora, ma non sono convinto, da quel che vedo frequentandoli, che i bambini di sei anni abbiano esigenze troppo diverse da quelle di sempre. Semmai abbiamo un problema in più da fronteggiare, fatto di Tv e computer che scollano sempre più i bambini dalla vita reale per proiettarli in un eterno virtuale, insinuando in loro la convinzione che l’avere conti più dell’essere e del sapere”.
Rende l’idea con un aneddoto: “Sono stato in una classe poco tempo fa, ho chiesto ai bambini cosa sognassero di fare, uno mi ha risposto ‘il miliardario’, ovviamente in euro, ‘così mi compro due belle ragazze e due macchine’. Gli altri ne hanno fatto subito un leader. Nel ‘mi compro’ c’è un’idea di mondo. Se vogliamo una speranza come scuola dobbiamo inventarci un sistema per fermare questo mercato. Non so se l’idea che ho saprà farlo. Sperimentiamo, poi magari alla fine scopriremo che non vale, ma almeno proviamo”.

L’aula come uno Stato

Quel che Mario Lodi sta provando è un’evoluzione adattata all’oggi del suo metodo di insegnamento. La documentazione del progetto è un diario di fogli scritti al computer, registra quel che i maestri con cui è in contatto fanno in classe giorno per giorno, seguendo la sua idea di scuola democratica.
Che vuol dire esattamente?
“I bambini arrivano in classe con un sapere: esplorando il mondo hanno imparato a osservare, a parlare e sviluppato spontaneamente un’enorme mole di conoscenze. Da lì bisogna partire, cominciando a non ignorare le cose che sanno e replicando il metodo con cui le hanno apprese. Un bambino che nasce ha nel pianto il primo strumento per esercitare la libertà di espressione, sa usarlo anche se non sa che esiste l’articolo 21”.
Il problema è che, per usare le parole di Lodi, a scuola l’io deve diventare noi:
“All’inizio, parlando in classe, i bambini fanno confusione, si scavalcano, parlano tutti insieme. Far sperimentare un momento di caos è un modo per far intendere loro l’esigenza di rispettare i tempi e le parole altrui. I primi minuti di discussione ordinata sono il primo successo. Poi viene la cooperazione: immagino una scuola dove si discutono le esigenze e di conseguenza le regole. Tra le prime cose che chiedevo ai miei bambini e che i maestri oggi chiedono ai loro è di darsi da fare assieme per rendere la loro aula più accogliente: la si fa bella con i contributi di tutti, perché così diventa casa e la si rispetta. E’ il nostro antidoto contro il vandalismo”.
Il principio funziona anche con le regole:
“Quando l’io diventa noi, i cittadini dell’aula hanno bisogno di darsi delle norme condivise, perché senza regnano caos e prevaricazione: discutere insieme le regole, darsele democraticamente, significa accettarle. Lo stesso vale per la valutazione: ci si autovaluta, con un linguaggio che i bambini sappiano capire, nel rispetto dei tempi di tutti. Non credo ai voti alle elementari: un bambino di quell’età non può essere sintetizzato a numeri. So per esperienza che far leva sui progressi, sulla soddisfazione, nell’apprendimento paga più della sottolineatura degli errori”.

I bambini prima di tutto

“Quando si ragiona di cambiare la scuola”, continua Lodi “lo si fa sempre partendo da un’idea astratta e quando si insegna si tende a farlo dall’alto. Invece io credo che si impari meglio se un maestro parte dal basso, dal punto di vista del bambino, creando continuità con il suo apprendere prima della scuola. Perchè funzioni serve una costante comunicazione con le famiglie, ma è meno difficile di come sembra: se quel che si fa a scuola si traduce ogni 15 giorni in un giornalino le informazioni passano”.
Nella scuola di Mario Lodi il bambino sta al centro:
“E invece spesso le esigenze degli alunni sono l’ultimo pensiero”.
E’ un’idea di scuola, ma di più una realtà, perchè Mario Lodi l’ha messa in pratica per una vita. Dentro c’è un concetto di classe come “fare insieme” che don Lorenzo Milani applicò a Barbiana.
E infatti le classi di Lodi e Milani si scambiarono lettere per un po’:
“Avevo scoperto un po’ per caso che, a distanza, stavamo sperimentando cose simili e sono andato a Barbiana a conoscerlo. Lì è nata la corrispondenza”.
Quando gli chiediamo che ne pensa del maestro unico di cui tanto si discute Lodi risponde che:
“Non è fondamentale che siano uno o tanti, dipende tutto da come sono. Anche il tempo pieno l’abbiamo inventato noi, a Barbiana e a Vho di Piadena, ma non è un valore in sé, conta quel che ci metti dentro: se è un parcheggio non serve a niente”.
Vengono in mente le parole di don Milani:
“Gli amici mi chiedono come faccio a far scuola e come faccio ad averla piena. Insistono perché io scriva per loro un metodo, che io precisi per loro i programmi, le materie, la tecnica didattica. Sbagliano la domanda, non dovrebbero preoccuparsi di come bisognafare per far scuola, ma solo di come bisogna essere per fare scuola”.
Nessuno, né don Milani che non c’è più da tanto tempo, né Mario Lodi che a 86 anni ancora insegna delle cose, si è mai illuso che fosse facile tradurre in realtà gli ideali.
Ma non sembra una buona ragione per non provare.

Da FAMIGLIA CRISTIANA n° 47 23 novembre 2008

http://www.casadelleartiedelgioco.it/mariolodi/wmview.php?ArtID=88

Leggendo sul “Corriere” delle due mostre dedicate in questi giorni a Torino ad Alberto Manzi scopriamo che, tornato nella scuola dopo gli anni della notorietà televisiva, «venne punito dal ministero con la sospensione senza paga per il suo rifiuto di redigere le schede di valutazione che avevano appena mandato in soffitta le pagelle con i voti» E che quando alla fine si “adeguò” «lo fece a modo suo, stampando una unica valutazione per gli alunni con un timbro sul quale era impressa questa frase: “Fa quel che può, quel che non può, non fa”»

Dato che ormai ho la mia età, mi ricordo nello schermo TVla bellezza della sua grafia. Poi ho scoperto che aveva un approccio con i bambini straordinario, modernissimo e, in senso lato, politico, con la sua preoccupazione di educare soprattutto cittadini consapevoli e autonomi nelle scelte. Probabilmente è per questo che di lui si parla tutto meno di quanto meriterebbe.

Esempi come quello di Alberto Manzi, don Lorenzo MilaniMario Lodi soprattutto di questi tempi, in cui il governo in carica manovra per affossare la scuola pubblica e anche nella “resistenza” ci sono molte ambiguità e incertezze, indicano chiaramente una strada per il futuro, contro il conformismo dei luoghi comuni, le derive commerciali spacciate per “tecnologia”, verso una formazione delle giovani generazioni che urgentemente riporti al centro le personeScriveva«Il bambino ha una rete di conoscenze di una
complessità insospettata; fatti e conoscenze diverse sono legati tra loro in modo rigoroso e coerente. (…) Questo sforzo di capire e spiegare i fatti, esiste. Non deve essere dimenticato o distrutto. (…) Sembra di perdere molto tempo, ma solo così possiamo entrare nel suo mondo (…) Non possiamo aiutarlo ad ampliare i suoi concetti se non sappiamo quello che sa».
 

Israele. “L’esercito più etico del mondo” arresta bambini palestinesi – AgoraVox Italia.

Gerusalemme, scuola elementare di Al-Quds.

I soldati israeliani hanno organizzato ieri mattina un blitz in piena regola, armati fino ai denti tra banchi, lavagne e bambini intenti a seguire le lezioni. Solo che l’obiettivo dei militari non era un pericoloso terrorista imbottito di esplosivo e pronto a farsi saltare in aria, ma un bimbo palestinese di appena 11 anni sospettato, udite udite, di aver lanciato pietre contro i soldati.

Stessa sorte è capitata pochi giorni fa ad altri otto minori, “deportati” dalle loro case di Beit Ummar verso una località distante una quarantina di chilometri. Anche stavolta l’accusa mossa loro è stata “Lancio di pietre ai soldati d’occupazione israeliani e partecipazione ad attività popolari”

Maestri, ma  se le leggi razziali e l’ordine  alla scuola di isolare e espellere tutti i bambini e gli insegnanti non “ariani” fosse arrivato a voi… cosa avreste fatto?
 
La risposta sorprendente arriva dai  “piccoli” della 3 B… 
Anche  loro quest’anno hanno sperimentato l’esperienza di essere stranieri e di doversi separare dai propri compagni perchè una legge  dello stato lo impone.
Questa mattina  è arrivata  una  lettera dal Ministero (una lettera  che  ho inviato  in un sacco di scuole in tutta Italia) che copiava il testo delle disposizioni Fasciste alla Scuola del 1938, che ordinava alle scuole di espellere e mandare via tutti  i bambini e gli insegnanti Ebrei.
Ma il razzismo è razzismo comunque… di qualsiasi nazionalità sia il deportato, ed il discriminato.
allora  alla parola ebrei ho sostituito, individuo la cui nascita, o quella dei genitori, non sia avvenuta  sul territorio comunale cittadino.
Questo allo scopo di  mostrare quanto aleatoria ed imprevedibile  ed idiota  sia la categoria DIVERSO…. da chi da  cosa, chi lo decide?
 
Nessuna paura, oggi, qualche forte titubanza sul fatto che  se sei nato  a cuneo torni a scuola a cuneo con la tua famiglia, se la mamma  è nata a siracusa … idem…
un dramma ieri, voluto da criminali, e permesso e tollerato da cittadini disattenti, paurosi, razzisti.
Ma Lorenzo  (8 anni) ha avuto coraggio per tutti.
Mentre tutti si alineavano, un po’ incerti, e non del tutto convinti che, cambiare scuola e perdere i compagni, disperdendosi un po’ qua un po’ la in Italia eed in Europa, fosse una bella trovata…Prima ancora  che  potessi dichiarare che stavamo simulando -depurati dalla parte più drammatica-  i meccanismi della segregazione e della deportazione che avrebbe poi condotto allo sterminio di milioni di innocenti, (erano passati 3 minuti dall’inizio), Lorenzo, “arianissimo”, uno dei risparmiati salta  sù e grida  “ma  è razzismo questa è una porcheria” e PRENDE IL FOGLIO DELLA CIRCOLARE E LO STRAPPA IN MILLE PEZZI!
Eleonora più timida ma ancor più risoluta , mi viene all’orecchio e dice… secondo me  bisognerebbe dire che è una Stronzata!
Bravi!
Disobbedienza civile!
 
Non tutto ciò che  è legale è giusto, non sempre disobbedire è sbagliato!Se in tanti,  nella scuola e tra la cittadinanza  ci avessero provato, allora , si sarebbero evitati Olocausto e guerra Mondiale.

Oggi e domani , sta a noi opporci ad ogni forma di segregazione, discriminazione etnica, religiosa…perchè , meditiamo, tutto questo è stato.
Grazie anche al silenzio dei tiepidi.
Altrimenti, parafrasando Guccini, se  non saremo ciascuno ad opporci interpretando caparbiamente il coraggio e la disarmante intransigenza di Lorenzo, … “chi di noi Kapò, chi vittima sarà , in un lagher?”

Caro Mc Donald noi non vogliamo che date carne marcissima ai vostri clienti, perchè i nostri amici che sono venuti da voi avevano il maldipancia è non sono venuti a scuola per colpa del capo vostro.
Quindi smettete di dare carne marcissima ed alimenti schifosi ai nost
ri amici. lore di 8 anni
valentino di 8 anni

http://enkaipan.myblog.it/archive/2008/07/16/dsfads.htmlhttp://www.tmcrew.org/mcd/

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Ragazzi  in questa sezione   i vostri commenti su ambiente, terra acqua, aria e fuoco, risorse di tutti da preservare e conservare per poterle usare con rispetto oggi, per consegnarle intatte a chi verrà dopo di noi!

La Terra  non ci è data  in possesso

ma in prestito!

sta a noi custodirla e proteggerla per il bene dell’umanità!