Lettera al Ministro della Difesa

Pubblicato: 25 aprile 2011 in Afghanistan, democrazia, noi pensiamo, pace, storia, video
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Una delle bimbe della 4C ha risposto ad una domanda di storia nella quale si chiedeva perchè in Mesopotamia e zone limitrofe da 8000 anni si fanno guerre.
risposta : perchè è una terra fertile e ricca di risorse , sono in tanti a volerla ed allora si comportano come i bimbi piccoli che quando vogliono qualcosa se la strappano di mano.
GENIALE!!!!
DISARMANTE…. i tutti i sensi

da qui è iniziato un bel lavoro con tutti i bambini della classe 4C della primaria Rio Crosio, coordinati dai loro insegnanti, insegnanti Lina Prinzivalli e Giampiero Monaca, nei rarissimi momenti di compresenza.
Diciamo sempre ai ragazzi che studiare la storia antica serve a prevedere i fatti e gli avvenimenti che verranno, allora abbiamo iniziato ad analizzare gli avvenimenti recenti nell’area mesopotamica leggendo le sempre più rare notizie sui giornali (distratti dal macabro gossip quotidiano e dagli eventi di cronaca interna) appaiandoli e paragonandoli con la storia antica appunto scoprendo così che Ittiti e Babilonesi non si comportavano in maniera molto diversa da marines Americani, guerriglieri Talebani e che i governi di un tempo volevano il controllo di aree geografiche strategiche e ricche di risorse ne più e ne meno di quelli di oggi.

Allora se la storia ci insegna…
impariamo dalla storia, le guerre e le invasioni hanno SEMPRE portato alla distruzione di popolazioni e delle loro civiltà, dai ragazzi è venuta l’idea di scrivere a chi comanda e chi può decidere, una lettera per chiedere di smettere, di riconsiderare l’intervento italiano, di richiamare i soldati e di utilizzare altri sistemi più civili ed umani per agevolare i processi di pace.

ecco il testo della lettera che questi gagliardi bambini hanno steso coralmente, inviandola al ministro della difesa italiano e agli organi di informazione
ascoltateli:

Egregio signor ministro,
siamo le bambine ed i bambini della 4 c della scuola primaria Rio Crosio di Asti, abbiamo saputo che in Afghanistan è in corso un conflitto tra le diverse fazioni afghane e noi Italiani abbiamo voluto inviare dei soldati per aiutare le popolazioni in una missione di Pace.
A noi, però, sembra strano che per una missione di pace si debbano usare le armi.

Le ultime notizie ci informano sulla morte di quattro alpini italiani in un attentato, ma noi sappiamo anche che dall’inizio di questa guerra sono morte migliaia di persone tra innocenti civili e soldati.

Questo ci fa pensare che è impossibile raggiungere la pace seminando guerre.
Sappiamo che in Italia tutti i cittadini hanno il diritto di esprimere la propria opinione e noi, in quanto cittadini del mondo che voi adulti ci lascerete, vorremmo darle il nostro modesto consiglio.

Secondo noi, lanciare le bombe per fermare questa carneficina non è una buona idea e non proteggerebbe i nostri soldati.
Sappiamo che le armi costano moltissimo e con il prezzo di una sola bomba si potrebbe costruire una scuola o un ospedale.
invece che spendere tanti soldi per le armi, sarebbe meglio usarli per offrire aiuti concreti alle popolazioni e un lavoro diverso ai soldati con il quale essi possano sentire di servire lo stesso o ancor meglio la loro patria.

Per favore signor Ministro, dimostri a noi bambini che è possibile risolvere i conflitti con la testa, il cuore e con le parole e non con la violenza come gli uomini primitivi incapaci di ragionare.
Secondo noi, quindi, bombe NO, perchè fanno solo del male!

la ringraziamo per l’attenzione che saprà concedere alle nostre riflessioni e le chiediamo di non armare gli aerei italiani con le bombe e di far iniziare dialoghi di pace per far tornare tutti a casa sani e salvi.
le porgiamo distinti saluti
Asti 20 ottobre 2010
Le bambine e i Bambini della 4 C
scuola rio Crosio , Asti

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commenti
  1. bimbisvegli ha detto:

    Brutte notizie, speravo proprio di aver lasciato tutta la tristezza nei vosti magnifici, umanissimi disegni…
    L’Italia ripudia la guerra…
    Ah, già, ma questa non è guerra è una MISSIONE DI PACE, eterna.
    Ci son posti dove vivi o muori se hai le misure sbagliate
    continua a risuonarel’orribile ironia dei versi di Guccini in Lagher: “noi ammazziamo solo per motivi buoni… quando sono buoni? Sta a noi giudicare!

    ANCORA VITTIME CIVILI
    Afghanistan, 8 pastorelli le vittime del raid
    Secondo l’Isaf i bambini «si muovevano in modo tattico»
    e avevano
    misure da adulti: «uno sfortunato incidente»
    […]
    Invece Abdul Zahid pensa di sapere cos’è accaduto mercoledì scorso sotto quella roccia. Zahid è di Gayawa, fa il capo della polizia in un distretto vicino. Sotto la bomba Nato dice di aver perso il figlio Ajmal di 12 anni e due nipoti di 9 e 11 anni. Intervistato dalla Reuters ha raccontato che i ragazzi «erano andati come al solito a far pascolare le pecore e le capre fuori dal villaggio. Hanno raccolto un po’ di legna» e poi per scaldarsi (la temperatura scende diversi gradi sotto lo zero) «hanno acceso il fuoco». All’improvviso «alcuni aerei sono arrivati e hanno tirato le bombe. Quando siamo andati a vedere, c’erano gambe e braccia sparse. Solo le teste e i volti erano riconoscibili».

    Questa versione è stata confermata dal presidente del consiglio provinciale Hussain Khan Saniani. I ragazzi (compreso un diciottenne con problemi mentali) sono stati sepolti presto, come vuole il rito islamico. La Nato è arrivata sul posto due giorni dopo. Inglesi, americani, francesi (l’area è sotto il comando di Parigi). A chiedere scusa (hanno detto gli abitanti). E a investigare. I familiari hanno mostrato loro foto che secondo la Nato mostrano i resti di individui quindicenni. Ragazzini pastori che hanno commesso l’errore di muoversi «in modo tattico» fino a una grande roccia, in un gelido giorno di febbraio del 2012.

    http://www.corriere.it/esteri/12_febbraio_15/afghanistan-bambini-uccisi-isaf_2a944430-57f6-11e1-8cd8-b2fbc2e45f9f.shtml

    • maestro Giampiero ha detto:

      Saggi pensieri da un filosofo del passato , vissuto più o meno, ai tempi del musicista Albinoni che abbiamo ascoltato oggi.

      Immanuel Kant, Per la pace perpetua
      Progetto filosofico (1795)
      Sezione Prima, Articoli preliminari, Articolo 3.

      «Gli eserciti permanenti (miles perpetuus) devono col tempo interamente scomparire».
      «Essi, infatti, dovendo sempre mostrarsi pronti a combattere, rappresentano per gli altri una continua minaccia di guerra; li invitano a superarsi reciprocamente nella quantità di armamenti, al quale non c’è limite.
      Dato poi che il costo di una simile pace viene ad essere più opprimente di quello di una breve guerra, tali eserciti permanenti sono essi stessi causa di guerre aggressive intraprese per liberarsi di un tal peso.

      Inoltre, il fatto di assoldare uomini per uccidere o essere uccisi, pare proprio che sia usarli come semplici macchine o strumenti in mano altrui (lo Stato), e ciò non si concilia per nulla con il diritto dell’umanità insito nella nostra propria persona (1).
      Ben diverso è il caso degli esercizi militari periodici e volontari dei cittadini, per garantire se stessi e la patria contro aggressioni esterne». (…)
      *

      (1) «L’imperativo pratico sarà dunque il seguente: Agisci in modo da considerare l’umanità, sia nella tua persona, sia nella persona di ogni altro, sempre anche al tempo stesso come fine, e mai come semplice mezzo» (Fondazione della metafisica dei costumi)

    • TOMMY ha detto:

      Maestro non se nè può più di queste guerre.
      Ma quand’é che ci vanno Monti o La Russa a uccidersi invece di stare li a lanciare gli aerei sui pastorelli!!!!!!

  2. Giampiero Monaca ha detto:

    Il nostro film “Che cosa è Natale se non è per tutti” ha superato le selezioni del concorso Gircorto 2011 http://www.girocorto.it/ e parteciperà alle finali nei prossimi giorni

  3. gianfranco ha detto:

    .
    Carissimi ragazzi della Quarta C,
    ho visto le vostre lettere che sono molto belle. Dovete sapere che settant’anni fa io avevo pressappoco la vostra età e sentivo i miei genitori e parenti parlare di guerra. Anche a scuola, ma in un altro modo. Non avevo alcuna idea su che cosa fosse la guerra, a parte le illustrazioni e qualche racconto nei libri di testo, ma capivo dalla faccia dei miei famigliari e conoscenti che doveva essere una cosa molto brutta. A scuola ci insegnavano a cantare canzoni di guerra, ma lì la guerra sembrava una cosa molto bella. Poi l’ho vista e sentita da vicino, ho visto passare gli aeroplani e sganciare bombe sulla città. Si sentivano le sirene dell’allarme e nelle strade la gente correva per rifugiarsi nelle cantine e in un attimo la città era vuota e silenziosa come un cimitero. Poi sentivo il rombo dei bombardieri, vedevo cadere le bombe e le sentivo esplodere come i fuochi artificiali a San Secondo, ma poi si vedevano le colonne di fumo. Il rumore degli aeroplani si allontanava, suonavano le sirene del “cessato allarme”, la gente tornava nelle strade e cominciavano a circolare le notizie sugli effetti dell’incursione. “Ci sono stati dei morti vicino alla Stazione, il signor Bianchi e sua moglie, gli altri non si sa ancora”. Poi ho incominciato a vedere la guerra sulla faccia di qualche compagno di scuola che stava assente qualche giorno poi ritornava e la maestra lo trattava meglio di tutti gli altri perché era diventato pallido e silenzioso, ma non era stato ammalato: era arrivata la notizia che suo padre era morto da qualche parte “al fronte”. Poi in casa nostra si scavava una buca nel pavimento perché mio fratello che aveva diciotto anni potesse andarsi a nascondere se venivano i carabinieri a prenderlo per mandarlo in guerra. Poi ho cominciato a sentir parlare tedesco e ho visto una fila di carri armati e autoblindo in corso Dante proprio davanti a casa nostra, poi i soldati tedeschi che avevano occupato la scuola e ci stavano dentro come in caserma. Mio fratello era scappato sulle colline di Montechiaro e si era unito a una banda di partigiani e mio papà era andato a trovarlo di nascosto. Così hanno arrestato mio padre con molti altri genitori di giovani renitenti per mandarli in campo di concentramento, poi non si sa ancora perché li hanno lasciati tornare a casa. Potrei ancora raccontare per pagine e pagine, ma non voglio annoiarvi. Voglio solo dire che se sentite qualcuno come se si dovesse discutere se fare o non fare la guerra, dovete pensare che è una follia totale,
    la guerra non solo non produce MAI niente di buono, ma fa solo dei danni a tutti, solo quelli che commerciano in bombe e armi ci guadagnano, ma succhiano il sangue a tutti gli altri. Sono loro che nei parlamenti convincono i deputati a votare per la guerra. I deputati in Italia non hanno mai visto la guerra, e se sono favorevoli alla guerra dovrebbero andarci solo loro.
    Grazie per aver letto questa mia lettera, e sarei contento se la faceste leggere anche ai vostri maestri e genitori, per dire che io sono molto d’accordo con loro qundo vi dicono che la guerra è una cosa da matti.
    Buon lavoro
    Gianfranco

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